#BastaBufale: progetto di educazione civica digitale nelle scuole

#BastaBufale
Boldrini e Fedeli: dal prossimo anno progetto di
educazione civica digitale nelle scuole

“Il fenomeno delle fake news ha radici strutturali e non va sottovalutato perché danneggia la collettività e la qualità del dibattito pubblico e della democrazia. L’educazione delle nuove generazioni è la prima soluzione di lungo termine al problema. Per questo motivo Camera dei deputati e Miur realizzeranno insieme, a partire dal prossimo anno scolastico, un progetto di informazione, comunicazione e sensibilizzazione civica rivolto a tutte le scuole”.

“L’obiettivo è quello di promuovere il protagonismo delle studentesse e degli studenti per la realizzazione di un decalogo che li aiuti a riconoscere le notizie false e che fornisca loro indicazioni su come informarsi in modo corretto e completo”.

Il progetto di educazione civica digitale vedrà coinvolti come parte attiva anche la Rai, la Fieg, Confindustria, Facebook e Google.

“Dare il via nel nostro Paese a un progetto di educazione civica digitale vuol dire restituire la fiducia che migliaia di italiani ci hanno dato firmando l’appello #bastabufale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dal libro all’e-book

Inizia un nuovo anno scolastico per la mia classe 2.0. Ottenuti i finanziamenti dal MIUR, il consiglio di classe avvia un tavolo di riflessione per discutere e decidere su diverse problematiche:

  • Quale dotazione tecnologica acquistare per il nuovo setting dell’aula (LIM, stampante, scanner, armadietti di ricarica e sincronizzazione per tablet, ecc..)

ebook

Quali dispositivi mobili scegliere per gli studenti?

  • Come configurare i dispositivi mobili degli studenti e per i docenti per un uso didattico?
  • Quali App possono essere efficaci per insegnare e per apprendere in classe e a casa?
  • Quali e-book scegliere tra le diverse proposte di adozioni miste e digitali, per le diverse discipline di insegnamento?
  • Ma cosa è veramente un e-book e quali sono i riferimenti pedagogici che un docente dovrebbe sapere al riguardo?
  • Quale modello didattico scegliere per noi docenti?

Vi invito a partecipare a questa discussione chiedendoci/vi.. Ma cosa è un libro digitale? Non è semplice definirlo…

Detto anche e-Book o libro elettronico possiamo iniziare affermando che è un particolare testo che può essere creato con un software dedicato utilizzando un computer[1] o usando un’ App[2] installata nel dispositivo mobile; esso può essere letto con diversi dispositivi, sia fissi, sia mobili: tablet e Ipad, computer, smartphone, eReader (lettori digitali).

In che cosa si differenzia da un libro cartaceo? Fin dall’invenzione della stampa moderna[3], il contenuto di un libro (una storia, un saggio, ecc..) è sempre stato identificato con il suo contenitore (pagine, indice, copertina). Poiché l’e-book non ha un contenitore fisico, molti pensano che possa perdere parte della sua forza comunicativa e della sua potenza, soprattutto in ambito formativo e scolastico.

Le caratteristiche comunicative dei contenuti di un libro digitale, tra cui la multimedialità e la interattività, lo rendono tuttavia particolarmente adatto ad un uso didattico; tali caratteristiche riescono a stimolare nuove modalità di apprendimento e di insegnamento. Un semplice “tap” su una parola può riprodurre un file audio o un file video, aprire una pagina web o una ricerca in una pagina Wikipedia. Si possono memorizzare note ed evidenziare concetti e parole chiave; aggiungere segnalibri; modificare il colore di sfondo della pagina, il font e la dimensione dei caratteri del testo…

Insomma, la lettura e lo studio possono essere personalizzati ed adattati alle esigenze dello studente e in particolare di studenti BES.

Ma forse è più semplice affermare cosa non è un e-book:

  • non è un file, poiché l’utente non acquista un file (in senso fisico) ma la possibilità di leggere un libro che ha acquistato e di cui possiede un codice di accesso; basta accedere alla sezione digitale della casa editrice e scaricare il libro digitale;
  • non è un formato di file poiché non esiste il formato e-Book; agli e-book viene infatti associato il formato ePub (formato libero standardizzato dall’IDPF, International Digital Publishing Forum);
  • non è sinonimo di e-Reader[1], cioè del lettore con inchiostro digitale utile per leggere e-Book che sfruttano l’e-Ink (inchiostro elettronico).

Quali caratteristiche pedagogiche dovrebbero avere i libri di testo in versione digitale?

Ecco alcune caratteristiche pedagogiche che un libro di testo in versione digitale o in versione mista dovrebbe avere per consentire il raggiungimento di obiettivi disciplinari e trasversali con l’utilizzo di diversi codici comunicativi:

– i contenuti devono essere affrontati con il massimo rigore scientifico ed evidenziare, dove possibile, i nessi interni e i collegamenti con altre discipline;

– la qualità nei linguaggi utilizzati sotto ogni aspetto (verbale, iconico, audio, video, ecc.) deve essere massima;

– il linguaggio utilizzato deve essere coerente con l’età degli alunni e con le capacità ad essa corrispondenti, tenendo conto dei linguaggi specifici delle diverse discipline di studio;

– le fonti alle quali è possibile attingere per eventuali approfondimenti, devono essere citate nel rispetto della vigente normativa sul diritto d’autore;

non devono essere presenti riferimenti a messaggi di tipo pubblicitario, soprattutto se ingannevoli o occulti, relativamente a fornitori di software e hardware;

l’accessibilità dovrebbe essere rispettare secondo le normative attuali, cioè il libro digitale deve essere fruibile con vari supporti tecnologici ed utilizzare standard tecnologici che ne garantiscano la più ampia interattività.

Quali suggerimenti fornire ai docenti che adottano un e-book per le proprie classi?

E’ necessario ripensare la propria metodologia e costruire nuovi approcci e una nuova ottica utili a favorire processi di apprendimento attraverso la costruzione delle conoscenze, di verifica delle stesse e partecipazione attiva degli studenti nei percorsi di studio.

Il docente dovrebbe individuare e scegliere i modelli e gli strumenti più adatti per realizzare attività educative diversificate nelle modalità di intervento e nell’organizzazione adottata (lavoro individuale, cooperativo, a coppie, per gruppi di allievi, per allievi BES o con diversa abilità, ecc..) per la gestione dell’eterogeneità della classe;

Gli strumenti scelti dovrebbero favorire l’attività autonoma e la personalizzazione del lavoro degli studenti sia in classe, sia nello studio domestico: ricerca delle informazioni, trattamento dei dati acquisiti.

Come è intuibile, l’introduzione nella classe di nuovi strumenti tecnologici[2] e l’utilizzo di libri elettronici per studiare e apprendere non garantiscono l’innovazione della Scuola. Si dovrebbe riflettere ragionare in termini di efficacia e di miglioramento dei risultati di apprendimento

[1] ad es: Kobo e Kindle

[2] Dispositivi mobili, tablet e Ipad

[1] Ad es. Sigil.

[2] Ad es. Book Creator – CBB e molte altre.

[3] La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa inventata dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455.

E-book, mobile devices, App, cloud teaching, cloud learning…

Sicuramente non bastano i termini contenuti in questa word cloud per avviare una riflessione approfondita su come le innovazioni tecnologiche introdotte nella scuola possano modificare la didattica e gli apprendimenti.

cloud

Il riferimento ai paradigmi delle teorie pedagogiche del cognitivismo e del costruttivismo sembrano non fornire più tutte le risposte utili agli insegnanti per programmare percorsi didattico-disciplinari efficaci e soddisfacenti come in passato; questo, anche perché le tecnologie sono entrate massivamente nella vita di tutti i giorni e nella scuola, apportando cambiamenti inevitabili soprattutto nelle modalità di comunicazione tra gli studenti e tra studenti e docenti… e di questo noi educatori non possiamo non tenerne conto. Dovremmo quindi pensare alle ICT (information Communication Tecnologies) sia come nuovi linguaggi, ma anche come nuovi ambienti e nuovi strumenti attraverso cui può “passare” la conoscenza, le informazioni, i saperi disciplinari.

Si pensi ad esempio all’uso dei dispositivi mobili (Ipad, tablet, smartphone, ecc..) per comunicare e collaborare, con la potenzialità di un accesso permanente alla Rete e ai Social. Numerosi studiosi affermano che la Rete[1] influenza non solo il modo di comunicare, ma anche di leggere e di accedere alle informazioni, di creare e condividere contenuti e i dispositivi mobili sono gli strumenti ideali anche perché consentono la connessione in mobilità.

Nessuna tecnologia dovrebbe arrivare direttamente sui banchi di scuola dando per scontato miglioramenti significativi nei risultati di apprendimento. Il sistema scuola dovrebbe affiancare all’introduzione degli strumenti tecnologici nelle classi, nuovi meccanismi di formazione ed aggiornamento per i docenti per fornire ad essi le competenze tecno didattiche utili ad affrontare il cambiamento; alle tecnologie informatiche, se ben conosciute e padroneggiate dal docente, può essere riconosciuto non solo un ruolo funzionale e strumentale, ma soprattutto cognitivo, utile per apportare un valore aggiunto alla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Cosa c’è nello zainetto dei nostri studenti oggi? Oltre ai libri di carta e ai quaderni possiamo trovarvi forse anche un dispositivo mobile utile per avere a disposizione gallerie di immagini e fotografie, App utili per prendere appunti o per collegarsi a YouTube, playlist personale e App di videogiochi…

Educatori e formatori non possono sottovalutare le potenzialità di questi nuovi strumenti tecnologici, così familiari ai nostri studenti, che si rivelano utili non solo per trasmettere i contenuti, ma anche per crearli, riprodurli, crearli e per condividerli.

Semplicità di interazione ed immediatezza nell’accesso per l’utilizzo di funzionalità e contenuti sono sicuramente alcune delle caratteristiche che rendono i mobile devices (ipad, tablet e smartphone) sia “contenitore”, sia “contenuto”. Con un mobile device, non solo puoi “fare quello che vuoi”, ma esso “diventa quello che vuoi”:

  • devi scattare una foto? Il dispositivo diventa macchina fotografica digitale…
  • vuoi controllare la posta? Il dispositivo ti consente l’accesso alla Web Mail ovunque e quando vuoi..
  • vuoi ascoltare musica o vedere un video? Il dispositivo diventa lettore mp3 o mp4
  • .

L’ipad fa tutto questo, ma è anche tutto questo.

Poiché un mobile device non è propriamente un computer, è necessario però acquisire e gestire nuove competenze tecno didattiche necessarie per progettare e realizzare nuovi scenari di apprendimento, in cui il docente riesca a raggiungere gli obiettivi didattici che si prefigge, modificando il suo ruolo e le tecniche di insegnamento tradizionali.

L’approccio pedagogico andrebbe leggermente adattato ai nuovi strumenti e ad un nuovo setting d’aula; metodologie costruttiviste e connettiviste[2] possono rivalutare il ruolo del docente da semplice trasmettitore di conoscenze a regista, in attività di cooperative learning o in situazioni di flipped classroom.

Il linguaggio utilizzato per presentare e trasmettere concetti e paradigmi andrebbe ricalibrato ed adattato con caratteristiche “multimediali e multicanali”; le lezioni possono essere co-costruite anche con gli studenti e condivise nella Rete.

Nuovi sussidiari misti o digitali si sono affiancati ai libri di carta e possono essere consultati con i dispositivi mobili; i contenuti sono liquidi ed interattivi, manipolabili e flessibili; è semplice evidenziare, annotare, ricercare termini chiave nel Web, schematizzare, prendere appunti, registrare, e molto altro ancora…

Nei prossimi articoli, inizieremo un viaggio interessante alla scoperta delle caratteristiche pedagogiche e normative degli e-book o sussidiari digitali; cercheremo di evidenziare le potenzialità e le criticità di un e-book, anche per favorire l’apprendimento in studenti con difficoltà.

Suggerimenti e brevi tutorial ci aiuteranno a progettare e realizzare un e-book utilizzando un software free, operando da pc; verranno presentate alcune App utili per realizzare un e-book utilizzando un Ipad o tablet.

Nel Web sono disponibili migliaia di pagine che ci elencano App utili per migliorare e facilitare le tecniche di insegnamento e di apprendimento; vedremo in particolare quelle più utili per configurare un dispositivo mobile in modo funzionale e didattico.

Infine, nuovi scenari si aprono per la formazione e l’aggiornamento dei docenti utilizzando i mobile devices: I-Tunes U.

Insomma, prepariamo lo Z@INETTO DIGITALE PER I NOSTRI STUDENTI… e anche per noi.

[1] “Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello”,Nicholas Carr, Raffaello Cortina Ed. 2010

[2] Un testo di riferimento irrinunciabile per conoscere i principi che sottendono questa teoria è “Knowing Knowledge”, di George Siemens, 2006.

convegno “Primaria Day” – RCS

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Tre date, tre tappe, per discutere e aggiornarsi sul ruolo del maestro oggi: è il Primaria Day “Ogni bambino è unico”, una giornata di formazione organizzata da Rcs Education a Roma, Milano, Napoli, con seminari sull’inclusione scolastica, l’aula digitale, la scrittura creativa e soprattutto i Bes, i Bisogni educativi speciali che vanno gestiti dagli insegnanti di classe (e non da quelli di sostegno). L’iniziativa, destinata agli insegnanti delle elementari, è interessante, nuova. Agli eventi verrà presentata anche la novità editoriale EXTR@LIM, un’opera innovativa che aiuterà di docenti della scuola primaria ad utilizzare la LIM nella loro didattica tradizionale, aiutandoli a scoprire le potenzialità della didattica 2.0 per il raggiungimento degli obiettivi disciplinari e per lo sviluppo di nuove competenze.

rassegna stampa:

articolo 1

articolo 2

articolo 3

articolo 4

 

 

 

 

 

convegno “iPadagogia”

L’intelligenza nelle mani nell’era della didattica digitale “I-padagogia”

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Il convegno che si è tenuto presso la Fiera di Verona l’11 aprile 2014, è stato promosso da ICNOS (Formazione Professionale Salesiana) insieme alla Direzione Scolastica Regionale del Veneto ed era rivolto a docenti e dirigenti scolastici per riflettere sulla sperimentazione della didattica digitale. Grande l’interesse e l’afflusso di pubblico.

La classe 2A, classe sperimentale 2.0 dell’ITES “L. Einaudi” di Verona, insieme con la docente responsabile, prof.ssa Maria Grazia Ottaviani, hanno presentato la loro esperienza digitale “Wikiplina.

Da anni il mondo della scuola, a livello nazionale e internazionale, riflette sulle finalità stesse del sistema di istruzione, con riguardo alle competenze della persona. L’invasione delle nuove tecnologie ripropone con forza dirompente gli stessi interrogativi:

  • ha ancora senso la scuola delle conoscenze? Se sì, in quale misura e modalità?
  • quali opportunità nascono da strumenti come il tablet e gli smartphone?

Esperienze come le flipped classroom e le studio schools, approcci didattici come il Problem o Project Based Learning; tutto invita a riflettere su come ripensare la scuola, partendo dalla tecnologia, ma ben oltre la tecnologia!

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LA FLIPPED CLASSROOM

Stefano Cappuccio – Maria Grazia Ottaviani

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Gli attori del dibattito esistente nella Scuola italiana di oggi tra ICT (Information Communication Tecnologies) e didattica, possono osservare all’orizzonte della scuola americana nuovi scenari e modelli educativi interessanti ed innovativi; la Flipped Classroom ne rappresenta sicuramente la proposta che potrebbe trovare applicazione nei contesti educativi nei vari ordini di scuola.

Il modello Flipped Classroom rappresenta una proposta didattica che oggi vanta un suo manifesto, molteplici casi applicativi e una comunità di docenti, soprattutto negli Stati Uniti, dove ha avuto inizio e che anima la Rete con discussioni e testimonianze.

In questo modello didattico, ogni allievo è invitato a riflettere e ad impegnarsi a trovare una risposta adeguata che fornisce attraverso il suo dispositivo mobile.

Gli allievi discutono fra di loro confrontando le varie risposte e cercando di convincere gli altri, anche attraverso una discussione che può assumere toni anche molto vivaci.

Il docente passa tra i banchi, intercettando le conversazioni e individuando, anche attraverso l’espressione del volto,  eventuali difficoltà.

Trascorsi alcuni minuti il docente invita gli allievi a rispondere nuovamente e, normalmente,  la percentuale di risposte corrette è sensibilmente maggiore.

Questo approccio alla lezione in classe non sempre ha incontrato il consenso degli allievi che, di fronte alla richiesta del docente di trovare soluzioni a problemi mai studiati prima, hanno opposto in taluni casi anche forte resistenza.

Il termine Flipped Classroom, o classe capovolta, lontano dal riguardare gli arredi della stanza in cui avvengono quotidianamente le lezioni, sottintende quindi una “proposta pedagogica”[1] (Cecchinato, 2012).

Emersa all’interno della comunità degli insegnanti, oltre ad animare discussioni, all’interno di blog e forum, ha spinto gli stessi all’autoproduzione d’innumerevoli video e presentazioni che, oltre a voler testimoniare l’efficacia del modello, s’impegnano nello studio delle criticità.

Pur contando sull’ausilio delle tecnologie e in particolar modo quelle mobili, la Flipped Classroom non basa la sua efficacia su di esse, quanto piuttosto su un’adeguata elaborazione pedagogica.

Come prima descritto, nel modello tradizionale i due momenti, lezione frontale , studio – rielaborazione individuale, hanno luogo in momenti e ambienti distinti.

È l’aula ad accogliere la classe che assiste alla lezione tenuta dall’insegnante; lo studio invece, avviene a casa, di seguito alla lezione e i supporti didattici principali sono il libro di testo ed eventuali appunti presi in classe durante la spiegazione.

Nella maggior parte dei casi, quando studia e rielabora concetti, l’allievo è da solo.

Nel caso previsto dalla Flipped Classroom invece, l’allievo segue la lezione a casa, o in qualsiasi altro luogo, attraverso video/audio-lezioni, prodotte dal suo o da altri docenti, della stessa o di altre scuole.

L’aula, cui viene sottratto l’evento lezione frontale, diventa invece il luogo in cui gli allievi, insieme e/o suddivisi in gruppo, approfondiscono, dibattono, riflettono, ma anche sperimentano e rielaborano, quanto appreso a casa.

Se apparentemente a cambiare sono soltanto i luoghi in cui avvengono le cose di sempre, in realtà la differenza tra lezione frontale e “capovolta” consiste nel ribaltamento di ruoli e perciò anche di responsabilità.

1] Cecchinato, Flipped Classroom,(2012). Disponibile in: http://ospitiweb.indire.it/adi/Conv2012Lecce_atti/Cecchinato/c2LCg_frame_dir.htm (gennaio2013).

 

 


Tablet, Ipad e LIM

Anche la Scuola abbraccia la rivoluzione mobile e sceglie l’utilizzo dell’iPad. Grazie alla nuova applicazione tutti gli studenti potranno usufruire dei contenuti didattici interattivi ovunque.

Vita semplificata anche per il settore dell‘Istruzione. La scuola non resta indietro, e sempre di più sceglie l’adozione di strumenti come il tablet. Ecco perchè l’applicazione lanciata da Smart Technologies arriva gradita a insegnanti e studenti. Si chiama App Smart Notebook,ed è stata pensata per l’iPad.

Grazie all’app insegnanti e studenti avranno la possibilità di sfruttare contenuti didattici in qualsiasi luogo e momento.

In diverse occasioni il mondo dell’Istruzione ha dimostrato interesse per l’orizzonte mobile, scegliendo o auspicando – lo aveva già dichiarato qualche tempo fa il Ministro dell’Istruzione del nostro Paese Francesco Profumo– l’utilizzo delle tavolette per rivoluzionare il tradizionale modo di educare e istruire.

Zaino leggero per gli studenti, che avrebbero la possibilità di conservare i contenuti di tutti i manuali in un unico device.

Grazie all’app App Smart Notebook, gli studenti possono usufruire dei contenuti didattici multimediali in aula, ma anche a casa per lo studio individuale e per lo svolgimento dei compiti. Aprire file Smart Notebook, scrivere, cancellare, aggiungere testo, inserire immagini. Ecco tutti i servizi offerti dall’app ad alunni e insegnanti. Un altro vantaggio sarebbe il significativo risparmio cartaceo. Infatti, grazie al servizio sarà possibile svolgere i compiti a casa, ma anche in classe, sul dispositivo e inviare l’elaborato direttamente al professore.

Altro vantaggio è costituito dalla possibilità di trasmettere in streaming su una Smart Board tutti i contenuti esposti in classe.

Lavagne interattive e compiti in classe inviati tramite e-mail. Resta aperta la questione sul rischio che gli studenti accedano ad Internet per copiare, vanificando l’utilità della verifica.
Un esempio di successo nell’utilizzo del tablet nel settore dell’Istruzione è quello della Corea, che ha fornito agli studenti tavolette senza connessione internet, ma ricche di contenuti educativi.

http://www.mobi2b.it/articolo.php?aId=0000093419&cpId=529&cId=545&n=App+Smart+Notebook%2C+Smart+Technologies+lancia+l’app+per+gli+studenti