E-book, mobile devices, App, cloud teaching, cloud learning…

Sicuramente non bastano i termini contenuti in questa word cloud per avviare una riflessione approfondita su come le innovazioni tecnologiche introdotte nella scuola possano modificare la didattica e gli apprendimenti.

cloud

Il riferimento ai paradigmi delle teorie pedagogiche del cognitivismo e del costruttivismo sembrano non fornire più tutte le risposte utili agli insegnanti per programmare percorsi didattico-disciplinari efficaci e soddisfacenti come in passato; questo, anche perché le tecnologie sono entrate massivamente nella vita di tutti i giorni e nella scuola, apportando cambiamenti inevitabili soprattutto nelle modalità di comunicazione tra gli studenti e tra studenti e docenti… e di questo noi educatori non possiamo non tenerne conto. Dovremmo quindi pensare alle ICT (information Communication Tecnologies) sia come nuovi linguaggi, ma anche come nuovi ambienti e nuovi strumenti attraverso cui può “passare” la conoscenza, le informazioni, i saperi disciplinari.

Si pensi ad esempio all’uso dei dispositivi mobili (Ipad, tablet, smartphone, ecc..) per comunicare e collaborare, con la potenzialità di un accesso permanente alla Rete e ai Social. Numerosi studiosi affermano che la Rete[1] influenza non solo il modo di comunicare, ma anche di leggere e di accedere alle informazioni, di creare e condividere contenuti e i dispositivi mobili sono gli strumenti ideali anche perché consentono la connessione in mobilità.

Nessuna tecnologia dovrebbe arrivare direttamente sui banchi di scuola dando per scontato miglioramenti significativi nei risultati di apprendimento. Il sistema scuola dovrebbe affiancare all’introduzione degli strumenti tecnologici nelle classi, nuovi meccanismi di formazione ed aggiornamento per i docenti per fornire ad essi le competenze tecno didattiche utili ad affrontare il cambiamento; alle tecnologie informatiche, se ben conosciute e padroneggiate dal docente, può essere riconosciuto non solo un ruolo funzionale e strumentale, ma soprattutto cognitivo, utile per apportare un valore aggiunto alla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Cosa c’è nello zainetto dei nostri studenti oggi? Oltre ai libri di carta e ai quaderni possiamo trovarvi forse anche un dispositivo mobile utile per avere a disposizione gallerie di immagini e fotografie, App utili per prendere appunti o per collegarsi a YouTube, playlist personale e App di videogiochi…

Educatori e formatori non possono sottovalutare le potenzialità di questi nuovi strumenti tecnologici, così familiari ai nostri studenti, che si rivelano utili non solo per trasmettere i contenuti, ma anche per crearli, riprodurli, crearli e per condividerli.

Semplicità di interazione ed immediatezza nell’accesso per l’utilizzo di funzionalità e contenuti sono sicuramente alcune delle caratteristiche che rendono i mobile devices (ipad, tablet e smartphone) sia “contenitore”, sia “contenuto”. Con un mobile device, non solo puoi “fare quello che vuoi”, ma esso “diventa quello che vuoi”:

  • devi scattare una foto? Il dispositivo diventa macchina fotografica digitale…
  • vuoi controllare la posta? Il dispositivo ti consente l’accesso alla Web Mail ovunque e quando vuoi..
  • vuoi ascoltare musica o vedere un video? Il dispositivo diventa lettore mp3 o mp4
  • .

L’ipad fa tutto questo, ma è anche tutto questo.

Poiché un mobile device non è propriamente un computer, è necessario però acquisire e gestire nuove competenze tecno didattiche necessarie per progettare e realizzare nuovi scenari di apprendimento, in cui il docente riesca a raggiungere gli obiettivi didattici che si prefigge, modificando il suo ruolo e le tecniche di insegnamento tradizionali.

L’approccio pedagogico andrebbe leggermente adattato ai nuovi strumenti e ad un nuovo setting d’aula; metodologie costruttiviste e connettiviste[2] possono rivalutare il ruolo del docente da semplice trasmettitore di conoscenze a regista, in attività di cooperative learning o in situazioni di flipped classroom.

Il linguaggio utilizzato per presentare e trasmettere concetti e paradigmi andrebbe ricalibrato ed adattato con caratteristiche “multimediali e multicanali”; le lezioni possono essere co-costruite anche con gli studenti e condivise nella Rete.

Nuovi sussidiari misti o digitali si sono affiancati ai libri di carta e possono essere consultati con i dispositivi mobili; i contenuti sono liquidi ed interattivi, manipolabili e flessibili; è semplice evidenziare, annotare, ricercare termini chiave nel Web, schematizzare, prendere appunti, registrare, e molto altro ancora…

Nei prossimi articoli, inizieremo un viaggio interessante alla scoperta delle caratteristiche pedagogiche e normative degli e-book o sussidiari digitali; cercheremo di evidenziare le potenzialità e le criticità di un e-book, anche per favorire l’apprendimento in studenti con difficoltà.

Suggerimenti e brevi tutorial ci aiuteranno a progettare e realizzare un e-book utilizzando un software free, operando da pc; verranno presentate alcune App utili per realizzare un e-book utilizzando un Ipad o tablet.

Nel Web sono disponibili migliaia di pagine che ci elencano App utili per migliorare e facilitare le tecniche di insegnamento e di apprendimento; vedremo in particolare quelle più utili per configurare un dispositivo mobile in modo funzionale e didattico.

Infine, nuovi scenari si aprono per la formazione e l’aggiornamento dei docenti utilizzando i mobile devices: I-Tunes U.

Insomma, prepariamo lo Z@INETTO DIGITALE PER I NOSTRI STUDENTI… e anche per noi.

[1] “Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello”,Nicholas Carr, Raffaello Cortina Ed. 2010

[2] Un testo di riferimento irrinunciabile per conoscere i principi che sottendono questa teoria è “Knowing Knowledge”, di George Siemens, 2006.

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